Un giro attorno alla fontana, un sorriso improvviso, un casco dimenticato: il grande schermo rese quotidiano ciò che pareva eccezionale. Le vie di Roma, Napoli, Milano entrarono nel salotto di chi sognava. Così la città stessa sembrò invitare chiunque a muoversi con leggerezza rispettosa.
Tra sigle spiritose e testimonial indimenticabili, i piccoli spot insegnavano un lessico affettivo. Ritornelli canticchiati in cucina, giochi di parole, gag alla buona trasformarono la mobilità in conversazione domestica. Il prodotto passava quasi in secondo piano: restava un’atmosfera di fiducia, ironia, familiarità concreta.
Nelle pagine lucide delle riviste, i mezzi diventavano quinte discrete per storie umane. Baci rubati al semaforo, cappotti stretti dal vento, cani affacciati dal finestrino. Ogni scatto custodiva un pezzo di aspirazione nazionale, un abbraccio tra necessità e piacere ben calibrato.